Sulle Origini — Il mistero della Distruzione

“ […]. Un giorno le sorti dell’umanità si arrestarono bruscamente, inesplicabilmente, e sprofondarono nel passato di secoli e secoli. Non sappiamo perché. Non sappiamo con esattezza neppure quando.
 “ La distruzione non fu assoluta. Vestigia dell’antica civiltà sorgono ovunque: grandiosi monumenti, strutture formidabili, rovine fantastiche e imponenti si ergono ancora in ogni pianura, ogni deserto, ogni valle, ogni fondale marino sul pianeta. Relitti indecifrabili che la miserabile umanità d’oggi, inconsapevole dell’antica potenza, ha eletto a brulicanti dimore ove essa brancola smarrita e incredula, ormai incapace non solo di ricostruire ciò che vede distrutto, e neppure di comprenderne appieno il significato, quanto semplicemente di figurarsi l’immensità del sapere che doveva starvi all’origine.
 “ Come avvenne la Distruzione, e perché? Come è possibile che una civiltà tanto potente sia potuta scomparire senza preservare e tramandare nulla di sé, non la propria discendenza, né il proprio sapere?
 “ La Distruzione fu tale da cancellare ogni memoria storica.
 “ Questo non significa che manchino reperti o documenti: al contrario, segni del passato si trovano ovunque e in abbondanza, ma il fatto è che risultano a noi del tutto incomprensibili. È come se nella Distruzione siano irrimediabilmente andate perdute le chiavi di lettura del passato: quasi che la catastrofe abbia terminato la sua funesta opera coll’erigere una barriera invalicabile ai superstiti, un muro di incomunicabilità assoluta.
 “ Quale terribile evento può rendere incomprensibile ai figli il linguaggio dei padri?
 “ Le antiche scritture non risuonano alle nostre orecchie, monumenti e rovine, reperti e documenti restano muti. Viene da chiedersi se gli artefici di quelle opere fantastiche, i cui resti ci sono giunti sfidando la Distruzione e l’abisso del Tempo, siano realmente i nostri lontani progenitori. L’interrogativo si fonda su una circostanza apparentemente inspiegabile: nonostante l’abbondanza di resti e ritrovamenti, non si sono mai rinvenute le spoglie di un solo essere umano appartenuto all’antica civiltà che dominò il pianeta. Non uno scheletro, né un singolo osso. Nulla.
 “ Gli storici non sanno dare spiegazioni. Eppure non mancano resti fossili di altre specie animali vissute nei tempi che precedettero la Distruzione, e oggi perlopiù estinte: al contrario l’abbondanza e la varietà dei ritrovamenti lasciano immaginare la ricchezza di una natura esplosiva e rigogliosa, onnipresente, ben diversa dall’esistenza aspra e stentata dei giorni nostri. Ma allora – se la vita di un tempo è altrimenti così ben documentata, se la vita di animali e piante, in molti casi, sembra tragicamente spezzata da una catastrofe improvvisa e inaspettata – quale fu la sorte degli umani? Non furono anch’essi colti di sorpresa nelle loro case, nelle vie delle loro città, nelle campagne? Possiamo pure supporre che l’umanità – le cui antiche capacità e conoscenze non riusciamo neanche lontanamente a immaginare – avesse in qualche modo previsto il sopraggiungere di una sciagura inevitabile, e che pertanto fosse preparata a farvi fronte, sottraendosi così al tragico destino che si abbatté inesorabile sulle creature non intelligenti. Tuttavia altri problemi resterebbero insoluti. […] ”

Anno 666, Dodicesima luna, Settimo giorno.

Mio fratello Krt è ritornato dal viaggio completamente sconvolto: nei primi giorni si aggirava qua e là come una bestia impazzita, era travolto da improvvisi attacchi di panico convulso e disperato, parlava confusamente di un atroce pericolo, di una morte ineluttabile che incombeva sull’umanità… Nei momenti in cui appariva più calmo – benché la sua mente non sia più tornata del tutto lucida – lo si vedeva languire in uno stato di struggente abbattimento: piagnucolava come un bambino, mormorava frasi sconnesse e quasi incomprensibili. Un’angoscia profonda e incomunicabile sembrava divorarlo dall’interno. A volte scoppiava in risate isteriche e singhiozzanti, irrefrenabili, di fronte alle quali io non riuscivo reprimere un brivido di terrore immotivato.
 Da qualche giorno va un po’ meglio, si fa per dire. Krt non dà più in escandescenze, o quasi: non fa nulla e se ne resta perlopiù assente, estraniato, pronunciando qualche rara parola del tutto insignificante. Sembra che non gli importi più di niente: è come se nell’angoscia dei giorni scorsi la sua realtà individuale si sia dissolta, lasciando in piedi un guscio vuoto del quale può benissimo fare a meno di preoccuparsi.
 Non abbiamo ancora capito che cosa sia capitato a Krt: siamo solo stati in grado di appurare il luogo dove tutto quanto – ma cosa? – deve essere accaduto. Raccogliendo alcune parole e frasi sconnesse pronunciate da mio fratello – un racconto circostanziato non si riesce proprio ad ottenerlo – si è potuto apprendere che Krt, di ritorno dalla città costiera di Nu-Urk, dove si era recato per curare alcuni affari di famiglia, è stato sorpreso da una violenta tempesta di sabbia nel bel mezzo dell’altopiano deserto, in prossimità delle Grandi Torri gemelle, a circa due giorni di cammino dal villaggio. Solitamente i viaggiatori evitano le Torri del Silenzio: una sinistra fama e l’insalubrità dell’ambiente ( probabilmente all’origine delle misteriose malattie, spesso mortali, che colpiscono coloro che vi si trattengono troppo a lungo ) hanno sempre tenuto alla larga gli insediamenti umani, benché quelle immense strutture potrebbero facilmente ospitare un gran numero di persone, forse anche dieci volte gli abitanti del villaggio. Ma in quelle condizioni Krt, che era riuscito a malapena a seguire la sagoma delle Torri fra vortici di sabbia rovente e venti infuocati, trovò preferibile addentrarsi negli ambienti interni in rovina, piuttosto che rischiare di proseguire: perdersi nel deserto in quelle condizioni poteva essere molto pericoloso, se non mortale.
 Questo, purtroppo, è tutto quanto siamo riusciti a sapere da Krt. Che cosa esattamente sia avvenuto dentro le Torri, non sappiamo: si trattò comunque di un evento orribile a tal punto da privare la mente di mio fratello della capacità di ricordare e da ridurlo nelle spaventose condizioni in cui versava quando l’abbiamo trovato all’alba di sette giorni fa, raggomitolato in un fosso a lato della via maestra che porta a sud, appena fuori del villaggio, sfinito dalle privazioni, tremante dal freddo e in preda al delirio. Mentre lo riportavamo a casa, i nostri sforzi per farci raccontare da lui cosa gli fosse capitato non approdavano a nulla: a dire il vero non ci ascoltava nemmeno, preso com’era da ben altri pensieri. Ogni tanto farfugliava domande incomprensibili, ci chiedeva insistentemente che fine avesse fatto un certo oggetto, una specie di cristallo diceva, non si capiva bene che importanza dovesse avere in tutta la faccenda. Poi desisteva, stanco, e di colpo pareva dimenticarsene. Il giorno dopo lo sentimmo dire che ora ricordava, doveva averlo perduto da qualche parte, dopo essere fuggito via dalle Torri in preda al terrore: stava gridando che dovevamo assolutamente trovare quel cristallo, se anche noi volevamo capire, lui non riusciva a spiegare, era orribile, e poi tanto non gli avremmo creduto… quando scoppiò in una delle sue risate folli, agghiaccianti.
 — È tutto inutile, fratellino, anche se tu capissi non potresti fare nulla, tanto vale che ti risparmi la fatica! — riuscì a dire Krt fra i singhiozzi di ilarità. Poi si rabbuiò e parve stravolto dall’angoscia, mi afferrò saldamente e disse: — State lontani dalle Torri… fuggite via di qui, loro… loro stanno per tornare.
 E ammutolì.
 Faticosamente riuscii a farmi spiegare che, ‘loro’, erano il popolo sotterraneo.

Sulle Origini — Il mistero della Distruzione

“ […]. A quali creature appartenevano quegli scheletri enormi e impressionanti che si rinvengono di frequente fra le rovine delle antiche città, e la cui morfologia suggerisce un aspetto originario raccapricciante, per non dire mostruoso? Esseri senza dubbio intelligenti, a giudicare dall’usanza della sepoltura, dai frequenti ritrovamenti di vaste necropoli, dal vestiario e dagli oggetti che solitamente accompagnano le spoglie: manufatti il cui significato resta oscuro, certo, ma indiscutibilmente artificiali e, spesso, di sbalorditiva complessità.
 “ Esseri intelligenti, e tuttavia non umani: anzi, assai simili ad alcune delle specie animali che vissero nel passato, come sembrano indicare numerose testimonianze fossili.
 “ Queste creature tuttavia non sfuggirono alla catastrofe, e non lasciarono un seguito: i ritrovamenti di resti insepolti sembrano indicare una morte terribile e improvvisa; il loro destino non dovette essere molto diverso da quello delle specie animali e vegetali che scomparvero allora.
 “ Sorgono allora gli interrogativi più angosciosi: chi erano quelle creature? Da dove venivano? Qual era il loro rapporto con gli esseri umani? Ed è inevitabile domandarsi se non fossero proprio loro i mirabili artefici di quelle opere le cui impressionanti vestigia, pur silenziose, sono segnali di un passato che noi invece – un po’ per orgoglio, un po’ per vanità – continuiamo a ritenere storia del genere umano. […] ”

Anno 666, Dodicesima luna, Ottavo giorno

Che la disavventura di mio fratello abbia qualcosa a che vedere con la leggendaria esistenza del popolo sotterraneo, è una di quelle singolari coincidenze che talvolta capitano nella vita di un uomo. Tanto singolari, che quando accadono non puoi fare a meno di chiederti, con un pizzico di sgomento, se si tratti davvero soltanto di coincidenze. Ma che altro potrebbero essere?
 Il leggendario popolo sotterraneo riporta ai miti delle origini dell’era attuale, e questi affondano le proprie radici nel mistero insoluto della Distruzione. È solo una coincidenza che da alcuni mesi io stia trascurando i miei soliti impegni per dedicarmi anima e corpo alla stesura di una ricerca sulle origini dell’umanità, nella segreta speranza di guadagnarmi una borsa di studio all’Istituto di Studi Superiori di Nu-Urk? E ancora, è solo una coincidenza che il folle desiderio di proseguire negli studi ( motivo di scherno da parte dei conoscenti e di disperazione per i miei genitori ) sia cresciuto dentro di me in seguito alle parole – parse ai più fantasiose – di un viaggiatore soffermatosi alcuni giorni nel villaggio, oramai un anno fa, il cui racconto riportava le testimonianze – a suo dire sempre più frequenti – degli abitanti della regione in merito a fugaci avvistamenti di esseri indescrivibili e terrificanti, di solito nei pressi delle antiche rovine o all’imbocco di fratture che affondano chissà dove nelle viscere della terra?
 Il suo racconto mi colpì a tal punto, che alcuni giorni dopo la partenza del viaggiatore sognai di essere braccato da orribili creature, dapprima fra antiche rovine e poi sottoterra lungo cunicoli labirintici che si facevano ad ogni svolta più angusti e soffocanti finché non mi ero trovato dentro una sala senza altra via d’uscita, le cui pareti mostravano un groviglio di pannelli e marchingegni, cavi e strumenti a me incomprensibili, e dove mi vidi riflesso, sulle facce rilucenti di un cristallo, con le medesime fattezze dei miei inseguitori…
 Da allora questa immagine e il racconto del viaggiatore non cessano di tormentarmi.

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P.S. Nonostante l’avvertimento di Krt – o forse proprio perché non ha fatto altro che stimolare ulteriormente la mia curiosità – avrei voluto partire quanto prima alla volta delle Grandi Torri. Ho intenzione di recuperare la scatola che tormenta tanto i pensieri di mio fratello, o quanto meno di scovare qualche indizio che possa farci capire cosa gli sia capitato.
 Questa sera, al tramonto, sono salito in cima all’edificio principale del villaggio: era parecchio tempo che non mi spingevo oltre al piano dove si trova l’alloggio della mia famiglia, e avevo dimenticato quanto fosse ambìto il privilegio di poter abitare ai piani inferiori. È umiliante e imbarazzante, per la coscienza di un essere umano, assistere allo spettacolo di miseria e di degrado offerto dai tuoi simili meno fortunati; è stato duro procedere in quell’intrico di tane e di corpi, di sporcizia e fetori, che si addensa man mano che sali e avverti il peso delle occhiate di quelli che ti si affollano intorno e che devi quasi scavalcare per poter proseguire e scorgere infine il cielo …
 Il panorama lassù era stupendo. Le Torri del Silenzio si stagliavano come picchi maestosi sull’orizzonte del deserto che pareva una piastra arroventata, e fin sopra le nostre teste il cielo si stendeva limpido e violetto.
 — Hai visto, fratellino, che spettacolo? — ho esclamato volgendomi verso Srt, quasi euforico di fronte a un simile scenario; ma il mio sfortunato gemello – un po’ ritardato – stava sonnecchiando tranquillamente, la testa reclinata sulla mia spalla. Mi è sfuggito un sorriso, poi sono tornato a scrutare l’orizzonte. Purtroppo le nubi di polvere che si profilavano in lontananza, minacciose, dietro la sagoma imperiosa delle Torri, non lasciavano presagire nulla di buono.
 La cattiva stagione è ormai iniziata, ed è meglio rimandare ogni progetto.

Sulle Origini — Il mistero della Distruzione

“ […]. Quali sono le cause che portarono alla fine della civiltà? Le opinioni degli studiosi sono discordi.
 “ Alcuni di essi sostengono che l’antica civiltà sarebbe stata distrutta da un cataclisma naturale di immani proporzioni: c’è chi ipotizza terremoti e maremoti, eruzioni vulcaniche, e c’è chi si ricollega ad antiche leggende che narrano della caduta di astri vaganti nel firmamento. Altri studiosi propendono per l’ipotesi di una grande guerra fratricida che per oscure ragioni sarebbe insorta fra i popoli della Terra e, condotta con armi inimmaginabili, avrebbe causato la fine della civiltà. In ogni caso, come spiegare la mancanza di resti umani antecedenti la distruzione o quantomeno contemporanei ad essa?
 “ In verità, per quanto ne sappiamo, le rovine del passato che troviamo disseminate ovunque, potrebbero anche essere originate semplicemente dall’abbandono e dall’incuria: per alcuni studiosi, anzi, gli elementi di cui disponiamo suggerirebbero proprio il sopraggiungere di una fine implacabile ma silenziosa, che avrebbe colpito solo gli esseri viventi e non le cose. Secondo tale corrente di pensiero non vi fu quindi una vera distruzione: semplicemente, le città vennero abbandonate e rimasero spopolate per ragioni che ci sono ignote. In genere questi studiosi tendono ad anticipare la data della Distruzione ( che essi, coerentemente, chiamano ‘Evacuazione’ ) per poter meglio spiegare le devastazioni e le rovine come semplice conseguenza dell’abbandono agli agenti naturali: terremoti, acqua, aria, organismi viventi. Fu una spaventosa epidemia all’origine di tutto questo? Oppure fu un repentino, micidiale cambiamento climatico? In ogni caso resterebbero insolute le medesime domande: dov’erano gli esseri umani? Qual è l’origine della razza umana?
 “ Secondo alcune teorie l’antica civiltà non avrebbe nulla a che fare con i nostri progenitori: infatti la razza umana sarebbe sorta solo in seguito alla Distruzione, come evoluzione naturale di specie animali inferiori. È inutile dire che tali teorie ripugnano decisamente al senso comune, ma d’altra parte nulla garantisce che la verità debba essere necessariamente gradevole. Comunque sia, anche questa ipotesi manca dei necessari riscontri: dai resti fossili sinora rinvenuti è assai poco chiaro, infatti, quale dovrebbe essere la specie cui appartennero i nostri antenati, le analogie indicate non convincono, e poco o nulla sappiamo dire circa il supposto meccanismo evolutivo che dovrebbe trasformare una specie in un’altra.
 “ Su quest’ultima linea di pensiero vi sono altre teorie ancora più azzardate che, sorte nel tentativo di ovviare all’imbarazzante mancanza di prove fossili, dipingono agghiaccianti scenari del passato: gli antichi dominatori del pianeta – ossia le enigmatiche creature intelligenti i cui scheletri oggi rinveniamo – e le specie viventi che li attorniavano, oggi quasi tutte estinte, sarebbero stati i veri abitanti di questo mondo. Cercherò di essere più chiaro: il concetto che mi accingo a esporre è talmente ostico e lontano dalle concezioni usuali, che ben difficilmente può essere accettato senza traumi. Che significa tutto questo? Null’altro, se non che la razza umana proverrebbe da un altro mondo… Cosa si debba intendere concretamente con l’espressione ‘un altro mondo’ i sostenitori di questa tesi non lo dicono: come appagati di questa sconcertante intuizione, si accontentano di precisare che ‘un altro mondo’ potrebbe significare ‘dal cielo’… E qui il nostro intelletto si ferma. Aggiungerò soltanto che la razza umana sarebbe stata prelevata da un qualche imprecisabile altrove e deportata sulla Terra in schiavitù, allo scopo di sfruttarne il lavoro o addirittura per cibarsene.
 “ Alcuni studiosi comunque non ritengono necessario ipotizzare l’esistenza di un altro mondo come luogo d’origine della razza umana, non essendo possibile allo stato attuale delle cose provare una simile affermazione: è sufficiente pensare che gli antichi dominatori avessero creato la nostra razza, più o meno per gli scopi già detti, attraverso la manipolazione e la selezione di specie inferiori viventi sul pianeta; un po’ come avviene oggi stesso – ma in misura certamente assai più limitata – nei nostri allevamenti di roditori. Lo scenario non sarebbe meno terrificante, e questa la sua drammatica conclusione: la vittoriosa ribellione degli esseri umani contro il potere che li teneva al giogo avrebbe portato al crollo precipitoso della civiltà degli antichi dominatori e alla immane Distruzione che seguì: un epilogo edificante, improbabile, dal sapore epico. Tuttavia il pregio, se così possiamo dire, di queste teorie sta in parte proprio nei loro limiti: infatti, se è vero che non possiamo aspettarci di trovare prove certe a favore di esse, è anche vero che per la stessa ragione ben difficilmente potranno essere confutate. Con buona pace dei loro accaniti detrattori. […] ”

Anno 666, Dodicesima luna, Ventunesimo giorno

Le tempeste di sabbia continuano a devastare l’altopiano, e non accennano a placarsi. Non ho idea di quando sarà finalmente possibile muoversi dal villaggio; ho paura che ne avremo ancora per molto. Comincio a fremere di impazienza.
 Intanto, si sono verificati alcuni strani episodi nei dintorni del villaggio.
Innanzitutto un minatore sembra essere svanito nell’aria. Se ne era andato di buon mattino, come sempre, alle miniere della valle di Homb: l’immenso giacimento artificiale di metalli che si distende a poche ore a est dell’abitato, fantasmagorica concrezione di resine e minerali che forze sconosciute hanno plasmato ai tempi della Distruzione. Al tramonto l’uomo non è tornato, e da dieci giorni non se ne sa nulla.
 Poi c’è quell’altra storia delle bestie orrendamente mutilate.
 Prima due tnegd d’allevamento: a prima vista sembravano integri, ma poi si è constatato che le viscere e il sangue mancavano completamente in entrambi, e che tutte le ossa dei loro corpi erano fracassate. Tre giorni fa è stata la volta di un kmegd: è stato trovato senza testa né spina dorsale, e anche in questo caso nemmeno una goccia di sangue sparsa sul terreno.
 La gente non sa cosa pensare, e comincia ad essere impaurita. C’è chi sostiene di avere visto in cielo strani globi luminosi, più o meno nei momenti in cui i fatti dovrebbero essere accaduti, anche se nessuno riesce ad immaginare quale rapporto potrebbe esservi; altri parlano di riti cruenti celebrati da sette segrete che vivrebbero fra le montagne. Ma la realtà è che la maggior parte degli abitanti del villaggio è incline piuttosto ad attribuire tutto quanto a mio fratello: in effetti negli ultimi giorni Krt è peggiorato, ma soltanto perché i misteriosi eventi accaduti hanno colpito duramente la sua psiche già sconvolta, risvegliando gli orrori che lo tormentano dal giorno in cui entrò nelle Torri del Silenzio e compromettendo forse irrimediabilmente il fragile equilibrio che sembrava potesse ristabilire. Continua a ripetere che dovremmo abbandonare il villaggio e fuggire tutti, se vogliamo sopravvivere; ogni tanto, accenna anche a quel cristallo che egli sostiene di aver trovato alle Torri. Se qualche speranza ancora si poteva nutrire di giungere a far luce su quegli avvenimenti, oggi più nessuno di noi ci crede.
 È assurdo, sono certo che non sia stato Krt a compiere simili atrocità. E questo vale non solo per mio fratello. È evidente che nessuno nel villaggio sarebbe in grado di eseguire tali operazioni, fisicamente e tecnicamente intendo dire.
 Purtroppo la mia certezza non è valsa a risparmiare a Krt il procedimento inquisitorio che il Consiglio ha stabilito oggi nei suoi confronti, forse anche per raffreddare gli umori di una cittadinanza sempre più turbata.
 La seduta è fissata fra sette giorni. Farò tutto il possibile per stare accanto a mio fratello e fugare i sospetti che gravano su di lui.

Sulle Origini — Il mistero della Distruzione

“ […]. Siamo giunti ai confini della leggenda: come non ricordare, allora, il mito del favoloso popolo abitatore del sottosuolo e depositario dell’antico sapere? Il racconto, che si tramanda probabilmente dall’alba dell’umanità, parla di uno sparuto gruppo di sapienti che – ormai incombente la Distruzione – si sarebbe rifugiata in una misteriosa, introvabile città sotterranea, portando con sé le conoscenze del mondo che moriva. Qui l’antico sapere sarebbe stato religiosamente custodito e coltivato fino ad approdi inimmaginabili. Secondo il mito, un giorno quel popolo tornerà alla luce: sarà il ricongiungimento con noi fratelli superstiti, umiliati da troppo tempo; sarà il riscatto dell’umanità; sarà la ricostruzione di una civiltà consapevole, luminosa.
 “ È possibile inquadrare il mito all’interno delle teorie che sono state formulate? Forse, ma sappiamo ancora troppo poco.
 “ Tuttavia c’è la fondata speranza che in futuro si riesca ad apprendere qualcosa di più sulla storia del nostro mondo. Vediamo, infatti, che quanto sopravvisse alla Distruzione si trova oggi quasi ovunque sepolto nello spessore di enormi strati sedimentari: a testimonianza, secondo alcuni, della formidabile accelerazione impressa ai processi geologici del pianeta da un evento immane; a testimonianza, secondo altri, dell’immensità di tempo trascorsa.
 “ Stando così le cose, è probabile che quanto finora ritrovato non sia che una minima parte della totalità di manufatti e documenti tuttora serbati nelle viscere della terra. Ciascuno di noi sa degli sconfinati deserti di macerie; delle città abbandonate; delle torri smisurate che, radicate in profondità incalcolabili, gareggiano nel cielo con le più alte montagne; degli ammassi arrugginiti di carcasse metalliche fuse e contorte, indecifrabili; delle fasce d’asfalto, frammenti sparsi di quella che anticamente doveva essere una rete sterminata di strade che si estendeva ad ogni regione della Terra; dei rottami, delle costruzioni che giacciono sui bassi fondali in prossimità delle coste, divorati dalla salsedine e dagli organismi marini. E tutto lascia supporre che la presenza dell’uomo un tempo si sia spinta anche oltre, negli sconosciuti abissi oceanici e, forse, in quei misteriosi altri mondi ove l’umanità d’oggi non arrischia neppure la più ardita fantasia.
 “ È lecito sperare che in futuro i nostri discendenti sappiano strappare alla terra per quanto possibile i segni dell’antica civiltà e di leggervi, se non il linguaggio dei loro artefici, perlomeno le cause della Distruzione. […] ”

Anno 666, Dodicesima luna, Ventottesimo giorno

Ora Ottava
Qui, in Sala del Consiglio, nell’aura violetta che filtra dalle vetrate rivolte al tramonto sull’altopiano deserto – di cui si intravedono i picchi lontani di rocce arrostite dal sole e sabbiate da un vento incessante – si attende da un momento all’altro l’ingresso della Corte.
 In molti sono venuti ad assistere. L’attesa è grande; il brusio che cresce in Sala e si diffonde fra le file di una platea gesticolante, tradisce l’impazienza nervosa. Solo Krt, seduto al mio fianco, sembra del tutto indifferente a ciò che sta per succedere. Lo sguardo è assente; i pensieri, perduti chissà dove. Ogni tanto un fremito percorre il suo corpo. Ma nemmeno l’ingresso della Corte, né i solenni pronunciamenti che danno inizio al procedimento contro di lui, né le parole del primo testimone chiamato a deporre sui fatti in questione sembrano scuoterlo minimamente…
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Non capiamo che cosa stia succedendo. La deposizione del testimone è stata interrotta e la Corte si è ritirata. Sembra che un vigilante abbia chiesto di riferire direttamente al Giudice; riguardo a che, non sappiamo. Quest’attesa comunque mi innervosisce. Ho un cattivo presentimento, mi auguro non si sia verificata qualche altra atrocità…
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Ma ecco, finalmente la Corte rientra. È seguita a distanza dal vigilante… mi pare porti con sé un oggetto, qualcosa che non conosco… l’oggetto manda riflessi…
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Ora Dodicesima
La sera è scesa da un bel pezzo, ma nel villaggio non si dorme.
 Attendono spiegazioni, vogliono capire il significato di quello che si è visto e udito in Sala del Consiglio. Ma non so se avrò cuore e nervi a sufficienza per spiegare tutto quanto, e cercare di descrivere questa orribile realtà, di fronte alla quale io stesso sto lottando per non cedere alla pazzia. Eppure il compito tocca a me, e a me soltanto.
 Mi sono rifugiato in una cantina, lontano da tutti. Nessuno sa dove mi trovo. Ho bisogno di restare solo, per qualche minuto ancora, almeno: in questo momento non sopporterei la presenza di nessuno: troppo grande il peso che sento dentro.
 Sarà forse inutile starsene qui, a cercare parole che descrivano l’indescrivibile, e mi costa una fatica immensa lo sforzo di trattenermi dal gettare via tutto e mettermi a correre e urlare… E invece no, mi dico che forse potrà servire a qualcuno, un giorno lontano, perlomeno a capire. Devo farlo, prima che sia troppo tardi, prima che sia tempo solo per una fuga senza scampo.
 Krt non se l’era inventato il cristallo. Evidentemente, mio fratello qualcosa l’aveva davvero trovata alle Torri e, probabilmente incuriosito dalla stranezza dell’oggetto, aveva pensato di portarselo con sé al villaggio. Non sappiamo come andarono le cose, forse a un certo punto accadde a Krt, durante il suo solitario viaggio di ritorno, quello che è accaduto oggi in Sala del Consiglio; in ogni caso, come egli stesso aveva in seguito affermato, Krt dovette lasciarsi sfuggire l’oggetto poco prima di perdere definitivamente i sensi, poco prima che i suoi ricordi sprofondassero nel caos che ormai governa la sua mente.
 Quell’oggetto, il cristallo, è stato ritrovato oggi: due ore prima dell’inizio del procedimento contro Krt, un minatore che rientrava al villaggio ha scorto qualcosa di strano e luccicante in fondo a un fossato, in un punto non distante dal luogo in cui rinvenimmo mio fratello. Non osando prendere con sé l’oggetto – gli avvenimenti degli ultimi giorni consigliavano la massima prudenza – appena giunto al villaggio l’uomo ha segnalato il ritrovamento al corpo dei vigilanti, che subito hanno inviato sul posto un paio di funzionari. Si trattava di un poliedro di cristallo ( una sorta di coppia di piramidi ottagonali unite per la base ) vedendo il quale uno dei vigilanti, che ben conosceva le vicissitudini di Krt – come del resto quasi chiunque nel villaggio – non ha potuto fare a meno di pensare a quell’oggetto misterioso che entrava nei racconti sconclusionati di mio fratello. E se l’oggetto aveva un nesso con il racconto di Krt, allora poteva essere di qualche importanza nel procedimento che si andava ad iniziare contro di lui. Dunque era assolutamente necessario riferire alla Corte.
 E qui posso riprendere il filo interrotto dagli eventi e raccontare come si sono svolti quei pochi, tumultuosi, terribili istanti che hanno sconvolto la mia vita e sconvolgeranno quella dei miei simili.
 Tutto si è consumato così in fretta: i membri della Corte che rientravano, il vigilante che li seguiva con quell’incomprensibile oggetto, il mormorio nervoso in Sala… che all’improvviso sfuma in un silenzio sbigottito quando Krt erompe in un grido e si slancia contro il vigilante urlando come un forsennato: — Il cristallo! No, il cristallo no! Non dovete, non dovete!
 Non fui abbastanza pronto a trattenere mio fratello. Il vigilante, sorpreso quanto me e impacciato dal trasporto dell’oggetto, non riuscì ad evitare l’assalto di Krt che gli piombava addosso come una furia: così il cristallo sfuggì al tentacolo del suo simbionte e cadde pesantemente a terra. Mi sono subito reso conto che nell’urto una parte del cristallo era ruotata rispetto all’altra, aprendosi, e che quello era l’inizio…
 — Salve, chiunque voi siate. Non perderò tempo a spiegarvi la mia situazione, né perché possiate ascoltare questo messaggio nella vostra lingua. Se siete miei simili, uomini del popolo sotterraneo, già sapete tutto; se invece appartenete al popolo della superficie, non sareste comunque in grado di capire. Vi basti sapere che sono braccato, e che i miei simili vogliono la mia morte per quello che ho intenzione di fare. O meglio, di impedire. Non vi chiederò di aiutarmi nella mia causa: se avete trovato questo congegno e lo avete attivato, allora con tutta probabilità in questo momento sono già morto, oppure sono prigioniero e sto per essere messo a morte. Non c’è nulla che possiate fare per me e in ogni caso non mi trovereste mai, ammesso che voleste osare tanto… Vi chiedo di continuare quello che io non ho saputo completare. Se appartenete al popolo della superficie, vi chiedo di capire… di credere in quello che vi dico, che non c’è tempo da perdere, dovete agire alla svelta se volete salvarvi… Ormai le condizioni sono adatte perché il mio popolo… voglio dire il popolo sotterraneo… ritorni alla superficie. Le conoscenze di cui disponiamo ci consentono di ricreare sulla Terra la vita di un tempo, e presto il mio popolo vorrà riprendere possesso del pianeta per attuare i suoi progetti. Ma ora devo mostrarmi. Fino adesso vi ho risparmiato la mia immagine: non sarebbe stato necessario mostrarla ad un mio simile, ma a voi… se appartenete al popolo della superficie… a voi sì, per voi è necessario… Quantomeno perché possiate credere a queste parole, e convincervi che una realtà tremenda grava su di voi.
 L’immagine che in quel momento è apparsa come una presenza reale e che io non so come fosse prodotta e nemmeno a quale fenomeno lontanamente compararla, nell’atmosfera di attenta emozione e di crescente angoscia che si andava alimentando, è stata… è stata la cosa più sconvolgente – altro non saprei dire – che mi sia capitata nella vita. Alla vista improvvisa di quel corpo enorme e biancastro, totalmente liscio, ributtante, senza scaglie o peli, con un’unica testa… cosa non insolita anche fra gli umani, è vero… ma pure con quattro soli arti ed estremità in grado di afferrare facilmente un oggetto… a quella vista i membri della Corte e tutti i presenti, dopo un attimo che è parso lunghissimo di gelo inorridito, si sono precipitati tumultuosamente in preda al panico verso l’uscita, travolgendo ogni cosa e se stessi. La mia disgraziata testa gemella urlava disperatamente, povero Srt…
 Nella sala ormai vuota e riverberante soltanto io – forse in qualche modo preparato a quella vista dalle immagini che sognai un anno fa – ho avuto la freddezza e la lucidità, non dico la calma, di sopportare fino in fondo lo strazio di quella visione e di quelle parole dal tono sempre più concitato che, prima di essere definitivamente soffocate dall’intervento di altri individui ( come lasciavano intuire l’improvvisa confusione delle voci e dei suoni riprodotti ) riuscivano ancora a rivelare l’imminente intenzione del popolo sotterraneo – il vero popolo degli uomini, ora capisco! – di impadronirsi del pianeta e sterminare senza pietà « quei cugini degenerati che strisciano in superficie ».